Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLe stablecoin non rappresentano la bacchetta magica per tagliare i costi dei trasferimenti di denaro internazionali. A smontare il mito delle criptovalute stabili come canale economico e immediato per i flussi di rimesse estere è uno studio pubblicato ieri dalla Banca d'Italia. Nell'ottantaseiesimo numero della collana "Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento", via Nazionale ha analizzato sul campo le reali prestazioni di questi strumenti per capire se siano davvero più convenienti rispetto ai circuiti finanziari tradizionali.

Per farlo, i ricercatori hanno condotto un esercizio di mystery shopping, eseguendo trasferimenti reali da 200 Usdc lungo dieci corridoi finanziari che collegano l’Italia a cinque Paesi: Argentina, Brasile, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti e Giappone.

Fondi pensione e Tfr: la sceltaLe nuove regole di adesione alla previdenza integrativa e le prestazioni: guida alle decisioni per lavoratori e aziendeI costi reali e l'impatto di on-ramp e off-ramp

I risultati mostrano che le stablecoin non offrono un vantaggio di costo sistematico rispetto ai canali tradizionali. Le commissioni totali variano infatti notevolmente a seconda del Paese, oscillando da un minimo dello 0,30% fino a toccare quasi il 9% dell’importo inviato. A dispetto delle aspettative, la componente del trasferimento on-chain, ossia il passaggio puro sulla blockchain, incide solo in minima parte sui costi totali. Il vero collo di bottiglia economico e operativo è rappresentato dalle fasi di on-ramp e off-ramp, ovvero i passaggi intermedi in cui la valuta tradizionale viene convertita in criptovaluta e viceversa.