Di: Lorenzo Lamperti, da TaiwanNon servono a vincere una guerra, ma possono renderla molto più difficile all’avversario. Secondo Reuters, entro poche settimane l’Iran dovrebbe ricevere fino a 400 lanciamissili antiaerei portatili dalla Cina, per un valore compreso tra 60 e 70 milioni di dollari. Il ministero degli Esteri di Pechino ha liquidato la notizia come “completamente infondata”. Ma le indiscrezioni riaccendono i dubbi sul ruolo che la Cina sta giocando nel riarmo della Repubblica islamica dopo mesi di guerra con Stati Uniti e Israele.I sistemi citati da Reuters sarebbero missili terra-aria portatili progettati per abbattere droni, elicotteri e velivoli a bassa quota. Armi leggere, trasportabili da piccoli team e rapidamente dispiegabili attorno a basi militari, impianti energetici e infrastrutture strategiche. Non si tratta di armamenti offensivi capaci di modificare gli equilibri regionali, bensì di sistemi difensivi destinati a colmare una delle principali vulnerabilità emerse durante il conflitto: la difficoltà dell’Iran nel proteggere i propri siti militari dagli attacchi aerei di precisione. L’accordo sarebbe stato concluso tra Teheran e la Zhongqing Baoshang International Investment, società con sede a Hong Kong. Le prime consegne potrebbero partire da Urumqi, nello Xinjiang, e raggiungere l’Iran attraverso il Pakistan, anche se Islamabad ha respinto con decisione qualsiasi coinvolgimento.Già negli scorsi mesi si parlava di accordi similiGià nei mesi scorsi, i media occidentali avevano parlato di presunte trattative tra Teheran e Pechino per la possibile vendita di missili da crociera antinave CM-302, sistemi ben diversi dai MANPADS perché capaci di proiettare forza contro unità navali, in particolare nello Stretto di Hormuz. Non è mai stato confermato che quell’accordo sia stato effettivamente finalizzato, ma a ciò si sono aggiunte anche le accuse formulate dagli Stati Uniti nei confronti di diverse aziende cinesi. Washington sostiene che società attive nell’osservazione satellitare e nell’intelligence geospaziale abbiano fornito immagini e servizi utilizzati dall’Iran per pianificare operazioni contro obiettivi americani nella regione. Anche in questo caso Pechino ha sempre respinto ogni addebito, ribadendo di non aver fornito assistenza militare diretta e suggerendo che eventuali tecnologie commerciali a “doppio utilizzo” possano avere semmai utilizzato canali privati, senza coinvolgimento governativo.Trump rimarrebbe “molto deluso” se la Cina stesse davvero armando l’IranLa Casa Bianca, almeno per ora, ha scelto di non esasperare la vicenda. Donald Trump ha dichiarato che rimarrebbe “molto deluso” qualora la Cina stesse davvero armando l’Iran, ricordando che Xi Jinping gli avrebbe assicurato personalmente che Pechino non avrebbe “partecipato” al conflitto. Una presa di posizione che appare significativa anche sul piano politico. A settembre il presidente cinese dovrebbe infatti recarsi a Washington e nessuna delle due capitali sembra interessata ad aggiungere un nuovo motivo di tensione, in una fase già delicata delle relazioni bilaterali.Dall’inizio della crisi, Pechino ha d’altronde cercato di mantenere un equilibrio estremamente delicato. Sul piano economico, la Cina non ha dato all’Iran tutto il sostegno che molti si aspettavano. Durante la guerra ha per esempio ridotto del 40% gli acquisti di greggio iraniano, ha aumentato il ricorso alle proprie riserve strategiche e ha diversificato le importazioni verso altri produttori della regione. Una scelta che riflette la volontà di evitare un’eccessiva dipendenza da Teheran e di preservare, allo stesso tempo, gli ottimi rapporti costruiti negli ultimi anni con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e gli altri Paesi del Golfo.Pechino tiene un profilo bassoSul piano diplomatico, Pechino continua a presentarsi come una potenza responsabile, invoca il cessate il fuoco e offre disponibilità al dialogo. Negli ultimi mesi, il ministro degli Esteri Wang Yi ha invitato anche pubblicamente Teheran a proseguire i negoziati con Washington e a favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio inusualmente esplicito. Per Pechino, l’Iran è una fonte di approvvigionamento energetico e un tassello della Nuova Via della Seta. Al tempo stesso, però, Xi non ha alcun interesse a trasformarsi nel garante della difesa iraniana.È una logica che richiama uno dei più celebri stratagemmi della tradizione cinese: ottenere un risultato senza esporsi direttamente. In Medio Oriente, Xi sembra voler provare a esercitare influenza, senza occupare il centro del palcoscenico. Obiettivo: preservare i propri interessi economici e continuare a presentarsi come un’alternativa diplomatica agli Stati Uniti, senza però assumersi i costi e le responsabilità della sicurezza regionale. Un esercizio che potrebbe diventare più complicato, qualora si rafforzino le voci sulle forniture militari a Teheran.
Cina, pronti 400 lanciamissili antiaerei per l’Iran? - RSI
Cina pronta a fornire 400 lanciamissili antiaerei all'Iran? Reuters rivela l'accordo da 70 mln di dollari. Pechino smentisce, ma i dubbi sul riarmo iraniano crescono.










