Un ritratto di Lucrezia Buccellati (courtesy Buccellati)

Che i gioielli siano un affare di famiglia non c’è dubbio. E che, come le leghe preziose di cui sono fatti, sappiano tracciare traiettorie capaci di resistere al tempo ed entrare nel patrimonio genetico delle generazioni che li ereditano, è un fatto altrettanto evidente. Nel caso di Buccellati, questo patrimonio non si limita «solo» a una storia ultracentenaria di maestria orafa, ma coincide con un linguaggio creativo che continua a rinnovarsi senza perdere la memoria delle proprie origini. Un heritage aggiornato ma sempre riconoscibile, che oggi trova continuità anche in Lucrezia Buccellati, vice president client relationships di Buccellati America e membro del team creativo della maison che, fondata nel 1919 da Mario Buccellati, è ora un global brand di proprietà del gruppo svizzero Richemont, ma in cui i discendenti continuano a occupare funzioni manageriali di primo livello.

E non poteva essere diversamente perché: «Lo stile Buccellati è nel nostro Dna: ci si nasce ed è così che portiamo avanti la tradizione». Le sue creazioni, che ancora oggi sembrano uscite dalla bottega di un orafo del Rinascimento, perpetuano quella tradizione di alto artigianato che risale proprio all’epoca umanistica, frutto di lavorazioni sapienti e rigorosamente handmade che li rendono immediatamente riconoscibili. Gioielli leggeri come pizzi e tulle, dalle superfici in oro incise da linee che ne sottolineano la lucentezza, in un tripudio di pietre colorate, da sempre il trademark Buccellati, che parlano di eccellenza e di bellezza senza compromessi, qualità di una maison senza tempo che non segue le mode ma le crea. Ed è inserendosi con grazia in questo flusso che Lucrezia Buccellati è entrata in scena un passo alla volta, facendo tesoro delle tecniche più antiche con un approccio contemporaneo che potesse attrarre un pubblico più giovane e differente rispetto alla tradizione. In particolare, quelle donne che, oggi più che mai, cercano gioielli da indossare ogni giorno, come compagni silenziosi e non invadenti di un quotidiano nel quale riconoscersi senza gridare troppo e con elegante discrezione. Esattamente come lei.