Se n’è andato oggi, 31 luglio, a 66 anni Franco Baresi. Simbolo del Milan e della Nazionale. È stata proprio la società rossonera con un comunicato ad annunciarne la morte. Ha segnato un’epoca, un calcio che non esiste più. Per molto tempo è stato “Il Capitano”, da quando ha messo la fascia al braccia dei rossoneri. Ma anche “Kaiser Franz”: gli bastava solamente alzare la mano per guidare la difesa e “chiamare” il fuorigioco. La sua personalità è stata enorme. Il carisma altrettanto grosso.

Il soprannome Il primo soprannome però è stato Piscinin, il piccolino in dialetto lombardo. Gli viene messo addosso per il fisico gracile che aveva da ragazzino e per un viso innocente, sbarbato, appena ha iniziato la carriera nel Milan. A inizio anni '70 quella composizione fisica ha convinto i dirigenti dell’Inter a puntare su altro, scartando quel ragazzino timido che avrebbe potuto far parte delle giovanili, dove già militava il fratello Giuseppe. La solita porta scorrevole della vita, quella che la cambia totalmente. E infatti quella decisione aprì la possibilità al Milan. Alla fine sappiamo tutti qual è stata la carriera: 719 presenze in 19 stagioni, sei scudetti e tre Coppe dei Campioni. Una bandiera. Storica. E che non verrà mai dimenticata. Difensore spietato ma non solo, anche abile costruttore di gioco. Baresi, per la prima caratteristica, è diventato Kaiser. Ovviamente il riferimento era a Beckenbauer, libero della Germania Ovest, riferimento in quel ruolo difensivo prima di Baresi. Quella maglia numero 6, la sua milanista, è stata ritirata da un pezzo. Nessuno la può prendere. Ma nessuno l’avrebbe presa, un’eredità troppo forte da sopportare per tutti. Quasi un macigno. Anzi, un macigno vero e proprio.