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La difesa denuncia lo stato sanitario del detenuto Frank Albanese, malato oncologico mentre i familiari chiedono invece la ripresa delle visite consolari.

SIDERNO- «Pare che la carcerazione preventiva stia assumendo le forme di una pericolosa persecuzione che mette a repentaglio la vita dell’incolpato». Con queste parole l’avvocato Antonio Russo, difensore di Frank Albanese insieme all’avvocato Domenico Cavaleri, ha stigmatizzato la condotta dell’autorità giudiziaria procedente in merito alla gestione dello stato detentivo del 59enne nato ad Albany (Stati Uniti) e attualmente ristretto presso la struttura carceraria di Prato. Albanese risulta indagato nell’ambito del procedimento penale denominato Operazione “Risiko”, l’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria volta a perseguire le presunte attività illecite della cosca Commisso e le relative ramificazioni internazionali tra Italia, Stati Uniti e Canada.

Parallelamente all’impianto accusatorio relativo ai reati di associazione mafiosa, il profilo cautelare dell’uomo ha assunto in sede procedimentale una rilevanza di carattere strettamente sanitario. La difesa ha evidenziato una condotta di stasi decisionale da parte dell’organo giudicante: «Il giudice trattiene (senza decidere) un’istanza in materia di salute da oltre un mese» e ancora, «il giudice non dispone la perizia come la legge prevede». La difesa rileva anche come «la struttura carceraria non effettua gli esami strumentali previsti per monitorare la patologia certificata di neoplasia».