Caro direttore, dopo il recente attentato di Berlino la Meloni ha dichiarato: “Noi condanniamo qualsiasi forma di odio e di estremismo”. Tutti i giorni in Cisgiordania i Coloni scatenano la loro cieca e fanatica violenza contro i Palestinesi distruggendo proprietà e abitazioni e assassinando persone, protetti dall’Esercito. Una violenza identica a quella degli estremisti islamici e che si ripete sotto gli occhi del mondo. Ma di fronte a Israele i nostri politici, - come tanti nostri giornalisti e opinionisti - restano muti, come fulminati. Pietà è morta! Quali poteri di ricattare il mondo ha Israele in questo modo? Fino a quando?
Natale TrevisanLa risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore,la invito a trovare una sola parola spesa da questo giornale in difesa degli attacchi dei coloni israeliani e a mostrarcela. Perlustri pure il nostro archivio digitale finché vuole, non la troverà. Potrebbe invece trovare, anche in questa rubrica e nelle mie risposte, prese di distanza e condanne, nette e chiare, nei confronti delle scelte scellerate, politiche e militari di Netanyahu. Anzi, dal mio punto di vista, il leader israeliano ha anche l'enorme responsabilità di aver convinto e condotto Trump ad attaccare l'Iran, aprendo un nuovo fronte bellico dai costi, umani ed economici, enormi e da cui adesso non sa più come uscire. Vorrei però che, invece di parlare di ricatti e auto-censure inesistenti, provassimo ad essere d'accordo su un punto: la cultura dell'odio va sempre condannate combattuta. Quella dei coloni israeliani come quella dei terroristi di Hamas. Vorrei che non prevalesse la logica secondo cui lo sdegno scatta solo quando i morti sono "i nostri", mentre gli altri sono danni collaterali, numeri, corpi senza identità e valore. Dovremmo imparare, tutti, a sfuggire dalla tentazione di strumentalizzare le morti e la violenza. Ad usarle politicamente per dare più forza alle proprie posizioni od attaccare gli avversari. Non vale solo per i teatri di guerra. Vale spesso anche per ciò che accade più vicino a noi. A chi per esempio in questi giorni è sceso in piazza, anche pacificamente, per la morte, ancora tutta da chiarire, di Fakir a Bologna, vorrei chiedere: perché non avete fatto la stessa cosa quando poche settimane prima è morta a Modena Monica Esposito, rimasta gravemente ferita dall'auto lanciata ad alta velocità sulla folla da Salim El Koudri? Non sono entrambi inquietanti episodi di violenza? Non sono entrambi morti per le quali è necessario chiedere chiarezza, verità e giustizia? Ed allora: perchè in un caso si è scesi immediatamente in piazza e per l'altro non è accaduto nulla? O dobbiamo credere che, per qualcuno, la morte dello straniero Fakir abbia più valore di quella dell’italiana Monica?










