Brusco risveglio per Tesla, con il titolo che a Wall Street ha perso oltre il 15% negli ultimi giorni, precipitando molto vicino alla soglia psicologica dei 300 dollari, sotto i mille miliardi di capitalizzazione, azzerando tutto il guadagno degli ultimi dodici mesi. Non solo è lontanissima la vetta degli 8.500 miliardi di dollari di capitalizzazione, formulata dal ceo Elon Musk alla fine dell’anno scorso in occasione della presentazione del personale maxi-piano di remunerazione decennale, ma anche la soglia dei 3.500 miliardi, stimata da molti come il punto di approdo successivo una volta passata la boa dei 1.000 miliardi, appare al momento un ostacolo difficile da raggiungere.
L’ultima trimestrale è stata per molte ragioni deludente, ma le ragioni delle difficoltà sono, ancora una volta, in gran parte slegate dal business automobilistico e riguardano i ritardi nella messa a terra della strategia di espansione nel comparto dei robotaxi e dell’intelligenza artificiale, e investono per certi versi anche la recente Ipo di Spacex.
Dall’orbita al ritorno a terra
La convinzione di molti analisti è che la compagnia di lanci spaziali di Elon Musk possa essere stata in questi anni, il carburante di gran parte dell’ipervalutazione di Tesla. Al di là della quota di Spacex in pancia all’azienda automobilistica texana, i business e le strategie aziendali delle due realtà sono separati, ma le attività sono compenetrate: Tesla vende batterie Megapack e Cybertruck a SpaceX, mentre il chatbot di Ai Grok è disponibile in alcuni veicoli Tesla. Ma, soprattutto, fino a prima della Ipo, i multipli di Tesla incorporavano, in parte, anche alcune aspettative «rivoluzionarie» di una parte del mercato (sperando magari in un’integrazione futura, in modo da giustificare gli obiettivi di capitalizzazione monstre). Ora che Spacex è quotata, un’alternativa «pura» sul mercato c’è, e molti flussi si sono spostati in questa direzione. Va da sè, poi, dalla parte opposta, che il recente crollo della stessa Spacex, scivolata sotto il prezzo dell’Ipo, abbia trascinato anche Tesla, cannibalizzandola, anche a causa dei rischi incrociati riguardanti gli sviluppi delle due società. Musk, nella sintesi di molti osservatori, starebbe perdendo il suo «tocco magico» nella capacità di convincere gli investitori sul fatto che la direzione di navigazione del suo impero sia quella corretta.







