Negli ultimi due anni, la diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa ha impattato significativamente sulla produzione di contenuti all’interno dei social media professionali. Su LinkedIn, in particolare, si è assistito a un incremento sostanziale di post sintetici strutturati con pattern ricorrenti: formattazione con ampi spaziatori tra singole frasi, elenchi puntati di concetti chiave, uso ridondante di emoji e costrutti sintattici ripetitivi.
Per arginare questo fenomeno, la piattaforma di proprietà di Microsoft ha iniziato a testare una nuova funzionalità di moderazione. Tra le opzioni del menu contestuale di ciascun post (accessibile tramite l'icona con i tre punti in alto a destra) è apparsa la voce "Seems like AI slop" ("Sembra spazzatura generata da IA").
L'utilizzo di una terminologia colloquiale e diretta come "slop" - termine gergo ampiamente diffuso nella comunità tech per indicare i contenuti spazzatura generati in massa dai modelli linguistici (LLM) - rappresenta una scelta comunicativa insolita per l'interfaccia di un servizio orientato al contesto corporate.
L'introduzione della funzione risponde a una dinamica quantificabile. Secondo un’analisi condotta dalla società di rilevamento Pangram e diffusa dalla testata 404 Media, circa il 41% dei post a formato lungo e il 30% dei post brevi presenti su LinkedIn risultano con elevata probabilità generati da modelli di intelligenza artificiale. Parallelamente, l'ecosistema online ha visto il moltiplicarsi di guide ed estensioni dedicate all'automazione della scrittura per la piattaforma professionale.












