Il dissenso delle opposizioniIl quadro si complica ulteriormente se si guarda a quanto il Parlamento aveva già votato per il 2026. La delibera sulla proroga delle missioni internazionali, nella scheda numero 4, autorizzava l'impiego di militari italiani - oltre che in Iraq - negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait, in Bahrein e in Qatar, per le esigenze legate alle missioni in Medio Oriente e Asia. Ma l'Arabia Saudita, il Paese al centro del dispiegamento più consistente, non compariva in quell'elenco. Su questo scarto che si sono concentrati i capigruppo del Partito democratico nelle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera, Alessandro Alfieri, Enzo Amendola e Stefano Graziano, insieme al responsabile Esteri del partito Giuseppe Provenzano, che hanno annunciato un'interrogazione parlamentare per chiedere chiarezza sull'impiego di soldati italiani in un'area di crescenti tensioni. Secondo i tre non sarebbe la prima volta: in passato avevano già contestato l'uso delle norme sull'interoperabilità tra missioni diverse per muovere assetti e personale, purché restassero all'interno della stessa scheda autorizzata dal Parlamento. Questa volta, denunciano, si sarebbe andati oltre, impiegando forze in un Paese che nella delibera non figura affatto - un problema di trasparenza, sostengono, che pesa sulle decisioni dei parlamentari. Anche il Movimento 5 Stelle aveva sollevato il tema nei giorni precedenti: il capogruppo in commissione Difesa alla Camera, Arnaldo Lomuti, aveva definito l'area come "il principale hub logistico di Trump contro l'Iran".