La prima vittima ritrovata dopo il crollo di Messina, Carmelo Leone, era uno dei proprietari e titolare dell’attività principale che aveva sede nell’edificio del rione Pistunina. Clelia Magazzù è sua nipote ed è la figlia di due coniugi che sono lì sotto e si è spinta a chiedere agli amici sui social di non continuare a chiamare i genitori, per evitare di far scaricare i loro cellulari, che col segnale possono contribuire a individuare la posizione di padre e madre.

Palazzina crollata a Messina, si scava senza sosta tra le macerie

Si è già scaricato quello di Alessandra Frazzica, messinese, commessa nel negozio di proprietà di commercianti cinesi: era al primo piano dell’edificio. Un’amica che aveva pure lavorato lì fino a pochi mesi fa, Giada, l’ha chiamata a lungo, ieri pomeriggio, 30 luglio: assieme a lei altri amici erano pure sul posto, anche loro avevano chiamato. Poi il cellulare di Alessandra si è arreso.

Padre e madre di Clelia sono Santino Magazzù e Rosa Leone, una dei tre fratelli Leone inghiottiti dal crollo: a lavorare nell’attività di famiglia era infatti pure l’altra sorella, Sara. L’ex moglie di Carmelo, Cristina, l’aveva chiamato alle 15,45 di giovedì 30 luglio: pochi minuti dopo, il crollo. La storia più terribile è quella del domestico originario dello Sri Lanka che lavorava in uno degli appartamenti abitati dai Leone nello stesso edificio: è il cingalese Lhairu Warnakulasuriya, che ieri pomeriggio, 30 luglio, era stato a lungo e invano cercato telefonicamente dalla sorella Sakira, confinata dietro i nastri rossi e bianchi stesi dalle forze dell’ordine a protezione della zona del disastro. Anche Sakira lavorava lì: doveva dare il cambio a Lhairu, il ritardo ha salvato lei e condannato il fratello. L’angoscia della sorella è dunque resa ancora più tremenda da questa ombra di rimorso.