di

Federico Fubini

Il prestito europeo comporta una scelta fra due opzioni: ottenere un risparmio o lasciare sul tavolo questi soldi e far sì che a versarli siano i contribuenti italiani quando si dimostreranno necessari

Il prestito europeo Safe (Security Action for Europe), nella sua forma più brutale comporta una scelta fra due opzioni: ottenere un risparmio fra circa 4 e 6,5 miliardi di euro, o lasciare sul tavolo questi soldi e far sì che a versarli siano i contribuenti italiani quando si dimostreranno necessari. Perché accadrà: investire di più nella difesa diventerà probabilmente inevitabile nei prossimi anni, per ragioni tecnologiche oltre che geopolitiche.

Queste ultime sono le più visibili. Gli sviluppi più recenti rivelano come l’Italia sia indietro, come Paese europeo proteso nel Mediterraneo che dipende dall’export. Sempre più i protagonisti dei grandi conflitti in corso si stanno affacciando sui tratti di mare dai quali dipende la sicurezza delle rotte italiane. Non c’è più solo la questione degli Houthi, che minacciano costantemente il percorso del made in Italy verso i mercati asiatici (al punto che l’Italia partecipa da anni a una missione militare europea attorno allo stretto di Bab el-Mandeb).