Quattro persone sono finite in manette nell'ambito di un'operazione della polizia di Stato che ha dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale etneo. Per i quattro indagati, raggiunti dal provvedimento dopo gli interrogatori preventivi svolti il 23 luglio, il giudice ha disposto il carcere, gli arresti domiciliari e, per due di loro, l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse, a vario titolo, riguardano l'acquisto, la detenzione e la cessione di sostanze stupefacenti, aggravate dal metodo mafioso.
L'indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica ed eseguita dalla Squadra Mobile, avrebbe fatto emergere gravi elementi indiziari anche a carico di altri 22 indagati, già raggiunti in precedenza da misura cautelare: il provvedimento odierno porta così a 26 il numero complessivo delle ordinanze eseguite in un'inchiesta partita nell'aprile 2022 e conclusasi nel 2024.
Il gruppo criminale al centro delle indagini sarebbe composto in prevalenza da giovanissimi, ai quali gli inquirenti contestano l'utilizzo del metodo mafioso e, per alcuni, l'aggravante di aver agevolato il clan "Cappello-Bonaccorsi", radicato al Villaggio Sant'Agata. Le indagini sarebbero partite dalla sparatoria della primavera 2022 nei pressi del locale notturno "Ecs Dogana", che porterà all'esecuzione, il 9 agosto di quell'anno, di cinque ordinanze di custodia cautelare per rissa e lesioni aggravate dall'uso di armi (quattro dei destinatari di allora sarebbero coinvolti anche nel provvedimento odierno). All'origine di quella rissa, sfociata in sparatoria nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2022, ci sarebbe stato un diverbio tra alcuni giovani vicini al clan "Mazzei", detti "Carcagnusi", che avrebbero impedito a un noto cantante neomelodico catanese Niko Pandetta - pronipote del boss Salvatore Cappello, storico capo dell'omonimo clan rivale - di esibirsi insieme al trapper Tony Effe.








