BRUXELLES - Il sostegno a Kiev da un lato, la spinta - costante - per una difesa comune dall'altro. Il nuovo raid russo sull'Ucraina non cambia la linea dell'Europa, ormai da settimane convinta che ogni prospettiva di cessate il fuoco, nel breve periodo, sia evaporata. L'odine di scuderia resta immutato e ha visto un nuovo passo avanti dell'Ue nell'erogazione della seconda tranche del prestito da 90 miliardi per l'Ucraina: una rata da 3,47 miliardi che Kiev potrà spendere interamente per rafforzare il proprio comparto militare. "Ogni attacco russo rafforza la determinazione dell'Ucraina a essere libera e la nostra determinazione a stare al fianco dell'Ucraina, per tutto il tempo necessario", ha sottolineato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
La seconda tranche fa seguito a quella da 3,2 miliardi erogata a giugno. Altre ne verranno. Nel frattempo Bruxelles lavora ad una sempre più stretta cooperazione militare con Kiev. Sul fronte dei droni, ad esempio, la collaborazione è biunivoca, data l'avanguardia industriale alla quale è giunta ormai l'Ucraina. "Stiamo aiutando l'Ucraina a proteggere i suoi cieli e a difendere il suo popolo. Allo stesso tempo, stiamo combinando la scala industriale europea con l'impareggiabile capacità innovativa dell'Ucraina. Il nostro accordo sui droni sta prendendo forma", ha spiegato von der Leyen. L'obiettivo, ha anticipato l'esecutivo comunitario, è arrivare all'erogazione complessiva di "28 miliardi" - tra i vari programmi attivati - per l'Ucraina. Ed è su questa base che Palazzo Berlaymont vuole al più presto sapere se - e nel caso di quante risorse si parla - potrà attingere ad una parte dei 150 miliardi messi a disposizione per il programma Safe. Sono 19 i Paesi che hanno aderito.










