HomeEmpoliCronacaRisarcimento negato agli eredi per deportato “ridotto in schiavitù“: "Una sentenza che disorienta"L’assessore alla memoria Lorenzo Nesi: "Esprimo rammarico per la lettura che il giudice civile ha dato a questa terribile vicenda". Portato in Austria nel 1944, l’uomo tornò dai campi e morì 20 anni dopo a San Salvi.L’assessore montelupino con delega alla memoria Lorenzo NesiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciL’assessore alla memoria, Lorenzo Nesi, premette di rispettare le sentenze e di voler tutelare la sensibilità degli eredi del deportato che, dopo essere stato internato dai nazisti nel campo di concentramento di Mauthausen prima e nei sottocampi di lavoro coatto in Austria poi, è morto in Italia dopo oltre 20 anni trascorsi in un ospedale psichiatrico a Firenze. Tuttavia, Nesi commenta: "Esprimo rammarico per la lettura che il giudice civile ha dato a questa terribile vicenda che, oltre alla cattura e alla deportazione per ordine nazista, alla prigionia nei lager afferenti a Mauthausen sfuggendo ogni giorno all’esito fatale che la maggior parte dei suoi compagni ha dovuto subire, è caratterizzata da postumi che hanno portato la vittima primaria a numerosi internamenti nell’Ospedale psichiatrico di San Salvi a Firenze, dove è infine deceduta nel 1976. I mostri conosciuti nei lager non lo abbandonarono più". "Non comprendendo i motivi - aggiunge l’assessore Nesi - che hanno portato a escludere in questo caso rispetto agli altri il riconoscimento del crimine di guerra. Sono sorpreso dalla non omogeneità di giudizio rispetto a fattispecie sovrapponibili riguardanti sempre deportati di Montelupo esaminati dallo stesso Tribunale. Ciò disorienta i familiari delle oltre 20 vittime che sto cercando di coordinare".