PORTO TOLLE (ROVIGO) - Il Commissario straordinario non basta più. Prima il granchio blu. Poi le macroalghe. Infine, la moria di cozze, provocata da un'acqua che nella laguna di Scardovari ha raggiunto i 32 gradi. Il comparto ittico dell'Alto Adriatico si trova oggi ad affrontare una crisi che non è più soltanto ambientale, ma economica e produttiva. Per questo dal mondo della cooperazione arriva una proposta destinata ad aprire il dibattito: un "Piano Marshall" per l'Alto Adriatico: un programma straordinario di investimenti per salvare le imprese della pesca e accompagnare il settore verso un futuro profondamente segnato dai cambiamenti climatici.

La proposta è stata lanciata a Chioggia nel corso dell'incontro "Mediterraneo che bolle e crisi vongole", promosso da Legacoop Agroalimentare nella sede del Consorzio di gestione della pesca dei molluschi bivalvi (Cogevo). Al tavolo erano presenti il sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Patrizio Giacomo La Pietra, la direttrice generale del ministero Graziella Romito, il dirigente della Regione, Giuseppe Cherubini e i rappresentanti delle cooperative, delle organizzazioni di produttori e dei consorzi dell'Alto Adriatico.L'incontro arriva dopo settimane particolarmente difficili per il comparto. Nella Sacca di Scardovari gli allevatori hanno infatti subito una pesante moria di cozze causata dalle temperature eccezionalmente elevate dell'acqua. Un'emergenza che si aggiunge ai danni provocati dal granchio blu e agli squilibri ambientali determinati dalla proliferazione delle macroalghe, confermando come il riscaldamento del mare stia modificando profondamente gli equilibri dell'acquacoltura.Granchio blu nel Po in secca, l'esemplare trovato a 70 km dal mare a causa del caldo e dell'innalzamento del cuneo salino: la crisi idrica adesso fa paura AMBIENTE FRAGILE «In Veneto abbiamo costruito un'economia forte in un ambiente fragile e vulnerabile e oggi gli effetti dei cambiamenti climatici mettono in discussione le nostre strutture agro-ittiche, in laguna come sul Delta del Po e lungo tutta la fascia costiera» sottolinea Antonio Gottardo, responsabile Agroalimentare e Pesca di Legacoop Veneto. Dal confronto è così emersa la proposta di un "Piano Marshall" per l'Alto Adriatico. Il riferimento è al grande piano di ricostruzione del secondo dopoguerra e indica la necessità di un intervento straordinario, capace di sostenere le imprese oggi in difficoltà e, allo stesso tempo, di ripensare il futuro dell'intero comparto. «Occorre un piano che da un lato cerchi di salvaguardare le imprese attualmente ferme - evidenzia Gottardo - e contemporaneamente prefiguri uno scenario produttivo del settore ittico che non può non tenere conto degli effetti dei cambiamenti climatici. Non più soltanto ristori per affrontare le emergenze, dunque, ma una strategia di lungo periodo che accompagni il settore nell'adattamento a condizioni ambientali sempre più difficili. Il Delta rappresenta uno dei territori dove questa trasformazione è già evidente».Qui si concentrano alcune delle principali produzioni italiane di molluschi, oggi messe a dura prova dall'aumento delle temperature, dall'alterazione degli ecosistemi e dalla diffusione delle specie aliene invasive. «Dobbiamo confrontarci e non fare quello che abbiamo sempre fatto: dobbiamo cambiare» conclude Gottardo. La Legacoop veneta ha manifestato la disponibilità a costruire questo percorso insieme al Distretto di pesca dell'Alto Adriatico, che riunisce Veneto ed Emilia-Romagna, con l'obiettivo di definire una strategia condivisa tra imprese e istituzioni. Perché la crisi che sta investendo pesca e acquacoltura non può più essere affrontata con interventi emergenziali, ma richiede una visione di lungo periodo.