PORDENONE - «Brutta notizia: lo spritz è aumentato a 6 euro. Bella notizia: berlo è l’unica cosa per dimenticarsene». Il messaggio, scritto bianco su nero in una lavagna sorretta da un cavalletto da pittore davanti all’”Embassy luxury bar” in pieno corso Vittorio Emanuele, intende sdrammatizzare con ironia. Ma la realtà è dura: anche uno spritz sta diventando un lusso. L’aumento di un euro pesa sulle tasche dei più. Forse ai frequentatori dell’”Embassy” un po’ meno, ma bastano pochi passi e le cose vanno peggio.

La voce «Il passaggio all’”Embassy da 5 a 6 è stato poco notato, per i target ma anche per l’offerta del locale, un taglierino con affettati e patatine», fa sapere la titolare Lucia Micco. Le cose sono andate diversamente al “Micco’s bar” che fa parte della stessa proprietà. «In questo caso l’aumento di un euro – riferisce la titolare – ha portato lo spritz a quota 5 euro ci sono state maggiori proteste, ma non potevamo fare diversamente, il costo dell’Aperol è enorme». In questo caso lo spritz viene servito con i famosi panzerottini. «Il Micco’s è sempre aperto, l’utenza non si sofferma molto tempo come all’”Embassy e ha risentito certamente di più del costo. Ma noi abbiamo provato a spiegare che era inevitabile, altrimenti avremmo dovuto lesinare sulle porzioni dello spritz o degli affettati. Anche il ghiaccio ha un suo costo, perciò abbiamo preferito dare un buon servizio». Reazione Insomma, l’aumento di prezzo ha creato una scia di polemiche al locale al civico 52 di corso Vittorio Emanuele, risparmiando però l’Embassy. «Quest’ultimo locale – afferma Micco – è frequentato da molti giovani, abituati a pagare uno spritz anche dieci euro al mare, mentre la gente di una certa età lo ha notato di più». Ripensare a com'è cambiato il prezzo dello spritz nel corso degli anni restituisce la misura esatta. Se nel decennio scorso, compreso tra il 2010 e il 2019, ci si permetteva di gustarlo nella maggior parte dei bar di provincia e nei caffè di città a un prezzo oscillante tra i due euro e cinquanta e i tre euro e cinquanta, rappresentando un momento di socialità quotidiana accessibile a chiunque, dalle tasche degli studenti a quelle dei lavoratori in pausa, le cose sono drasticamente mutate dalla ripartenza post-Covid. Con la riapertura e la prima impennata dei costi energetici e delle materie prime, il prezzo medio ha iniziato a scivolare verso i quattro euro o quattro euro e cinquanta. Nello scenario attuale, invece, la soglia psicologica dei cinque euro si sta superando a macchia d’olio, mentre nelle zone turistiche o nei bar di tendenza si toccano punte che variano dai 6 agli 8 euro, arrivando persino a cifre superiori nei lounge bar alla moda o contesti esclusivi, dove il prezzo sale sensibilmente, oscillando mediamente tra i 12 e i 15 euro, fino ad arrivare a punte di 20 euro nei locali più esclusivi e blindati ad esempio della Versilia. Lo spritz è un vero e proprio segnale del costo della vita che sta salendo a vista d’occhio, ma l’estate chiama gli amici e nulla è più appagante di sedersi lungo il Corso del salotto buono per assaporare un bicchiere ghiacciato. Dall’altra parte, l’allarme viene lanciato proprio dalla proprietaria dell’esercizio pubblico. «Non siamo più imprenditori, magari potessimo ritornare ad esserlo, tutto è partito dal tempo del Covid, noi siamo guerrieri – ribadisce Micco – il costo della vita ci ha piegati, basta fare un giro in centro tra i negozi, il Corso è morto». La titolare ammette che non rimane che fare dell’ironia dissacrante, ricordando che è meglio berci su per dimenticare tutti gli aumenti. «Aumenti dovuti ad un costo della vita altissimo, della materia prima, al personale (dieci i dipendenti dei due bar, ndr.) tutto è incrementato». Così il gestore con coraggio va avanti, continua con passione a svolgere al meglio un lavoro e per sopravvivere, ai pordenonesi non resta che mandare giù l’ennesimo rincaro. Tutto d’un fiato.