In otto giorni la Corte di Giustizia Ue ha ridisegnato la cornice giuridica di un'industria che in Europa vale 627 miliardi di euro l'anno (il 3,4% del pil dell'Unione) e sostiene oltre 6 milioni di posti di lavoro diretti, quasi 9 milioni e mezzo contando l'indotto.Tre sentenze, depositate tra il 9 e il 16 luglio, che parlano al calcio ma valgono per tutto lo sport: il caso Rogon sul regolamento agenti della federazione tedesca, il caso Rrc Sports sul Regolamento Fifa per gli agenti di calciatori e le cause riunite sul cosiddetto «caso Agnelli», nate da un rinvio del Tar del Lazio sulle inibizioni irrogate dalla Figc nella vicenda plusvalenze. ll messaggio complessivo è chiaro e non ammette più ambiguità: l'autonomia dell'ordinamento sportivo esiste, ma è un'autonomia sotto condizione.
Le federazioni, quando adottano regole che incidono su mercati e professioni, agiscono come imprese o associazioni di imprese e rispondono al diritto della concorrenza e alle libertà fondamentali del Trattato come qualunque altro operatore economico.Con la sentenza Rogon del 9 luglio la Corte ha stabilito che il test elaborato dalla giurisprudenza Wouters e Meca-Medina (obiettivi legittimi di interesse generale, idoneità, necessità e proporzionalità in senso stretto) si applica anche alle regole federali che disciplinano i servizi di soggetti terzi, come gli agenti, operanti su un mercato a monte rispetto alle competizioni.






