Dopo un intenso tour nel nord dell’Isola per promuovere il suo “Il ritorno della casta”, edito a marzo da Bompiani, il gironalista Sigfrido Ranucci sarà ospite del “Festival Argonautilus 2026”, curato dall’associazione Argonautilus. Appuntamento domani all’ex caserma di via Roma a Quartu Sant’Elena e domenica all’Antica Tonnara Su Pranu di Portoscuso, sempre alle 21. Risponde volentieri su tutto fuorché sull’attentato, subito nel 2025 e tornato impetuosamente di attualità nelle scorse settimane per via delle novità nell’inchiesta: «Ci sono delle indagini in corso e tutto quello che c’è da dire in proposito è stato detto».

La danno di nuovo in uscita da Report.

«Evidentemente non mi conoscono e non hanno letto il libro».

Si intitola “Il ritorno della casta”. Quindi c’è stato un periodo in cui non c’era?

«C’è una vecchia storiella: Hitler non è morto, è fuggito in Sudamerica dove incontra altri nazisti che gli chiedono di ritentare daccapo. E lui: “Sì, però stavolta cattivi, eh!”. Ecco, la casta di oggi è così, più cattiva. Anche perché è internazionale. Io sono abituato a scrivere un libro ogni dieci anni: questo l’ho scritto in quattro giorni e tre notti. Sentivo l’urgenza di condividere quel che ho capito: la riforma della magistratura era sostanzialmente un tassello dell’ordine mondiale».