Mentre a livello internazionale crescono i timori sulla sicurezza dei minori online e si moltiplicano i divieti sull'accesso ai social media, Google prova a governare il cambiamento. Il colosso ha avviato il rilascio globale del Google Play Age Signals Api, un nuovo strumento pensato per fornire agli sviluppatori i dati necessari a offrire contenuti adeguati all'età degli utenti. L'iniziativa, dopo il test in Brasile, proseguirà in Australia e Canada, per poi estendersi a tutto il mondo entro la fine dell'anno. Una volta integrato dai vari sviluppatori, la novità permetterà alle app supportate di mostrare o meno alcuni contenuti ai minori, a seconda dell'età. Non servirà fornire a Big G il documento ufficiale del ragazzo o scattare un selfie, come accade per altre piattaforme. Tutto passerà dall'app di gestione Google Family Link, dove i genitori potranno condividere in modo centralizzato e sicuro la fascia d'età dei figli con le applicazioni, evitando configurazioni manuali. Sono previste quattro fasce: 0-12 anni, 13-15 anni, 16-17 anni e 18+. In base a questi dati, le app possono modificare il tipo di contenuto visualizzato o adattare il modo in cui interagiscono con l'utente. Il sistema lascia agli sviluppatori la libertà di calibrare le tutele in base alla natura del software, che si tratti di un gioco o di un'app di messaggistica. Come spiega Google in un post sul blog dedicato, se un adulto condivide l'intervallo del proprio figlio, tutte le app che utilizzano l'Api avranno accesso a queste informazioni e il programma offrirà automaticamente un'esperienza appropriata. Anche Apple sta percorrendo una strada simile all'interno del proprio ecosistema iOs, puntando a spostare il controllo attraverso strumenti come le Api per gli sviluppatori e il pannello di controllo integrato nel menu "in famiglia" (family sharing).