Le sfide dell'Occidente
Stefano Bettera
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La “rivoluzione antropologica” che ci impone l’Intelligenza Artificiale ci richiede di pensare, immaginare e mettere in pratica un nuovo paradigma. Una via possibile per uscire dallo sterile dibattito normativo, emotivo e moralistico vede le religioni porsi come protagoniste del dibattito. Un quadro di regole chiare è fondamentale per orientare l’uso e i confini di questa e altre tecnologie. Ma le norme da sole non bastano, e non è un caso che l’enciclica Magnifica Humanitas punti a ricordarci che il tema non è solo tecnologico e neppure meramente economico. L’urgenza è pensare a un’inedita dimensione relazionale che non rifiuti l’innovazione, che non sia schiacciata sull’emergenza e sul far fronte alla rapidità dello sviluppo, ma punti a salvaguardare la nostra umanità come obiettivo primario.
Che la dimensione digitale imponga riflessioni e susciti interrogativi quasi ultimativi non è fatto nuovo. Così come è evidente che non sono gli esperti gli unici tenuti a fornire possibili soluzioni. Quando si parla di materiale umano, di conservare un’identità e tutelare soprattutto i più esposti alla pervasività del digitale, nessuno può tirarsi indietro. Si tratta di ripensare dalle fondamenta un’intera civiltà, quella stessa civiltà occidentale che sul primato dell’individuo e della sua libertà ha costruito la sua stessa ragion d’essere. Serve una bussola morale condivisa che aiuti a guidare questo processo di trasformazione antropologica. Le religioni, pur nella fragilità imposta dal secolarismo nichilista del nostro mondo, possono ancora essere il perno di una collaborazione su larga scala. Con un certo deciso pragmatismo, ma soprattutto con una visione etica di lungo respiro e una voce inedita capace di richiamare i player di ogni livello, pubblico e privato a una maggiore responsabilità etica.









