Spritz

Mario Alberto Marchi

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Lei è entrato in Consiglio come voce riformista che prima in aula non c’era. Insomma con una politica centrista, nel senso di non ideologica. Il fine vita è un bel banco di prova…

«È un banco di prova che sono felice di affrontare e che fa sentire la responsabilità di far parte di un organo che ha potestà legislativa. Portare una sensibilità riformista nel metodo è un onere doppio. Penso che sul fine vita vada trovato il punto d’incontro tra la libertà di scelta e i rilievi fatti dalla Corte Costituzionale. Di fronte a una patologia che progredisce in maniera irreversibile, dolori insopportabili e una condizione vitale permessa solo da interventi medici il malato ha diritto di interrompere il trattamento sanitario e di essere assistito nel farlo in maniera dignitosa. L’ottimo sarebbe una legge nazionale, ma nel frattempo ben venga l’intervento regionale».