Una nuova vicenda legata alle emissioni dei motori diesel potrebbe aprire un importante fronte giudiziario nel Regno Unito. Transport for London (TfL), l’autorità che gestisce il trasporto pubblico e la mobilità della capitale britannica, ha avviato una causa presso l’Alta Corte contro Stellantis, BMW, Jaguar Land Rover e Nissan, chiedendo un risarcimento di un miliardo di sterline, pari a circa 1,2 miliardi di euro.
Secondo TfL, alcuni veicoli sarebbero stati omologati sulla base di dati sulle emissioni non corrispondenti alle reali prestazioni su strada, con conseguenze sia economiche sia ambientali. Le aziende coinvolte, tuttavia, respingono le accuse.
Le accuse: emissioni alterate e accesso gratuito alla ULEZ
Al centro della causa vi è l’ipotesi che i costruttori abbiano utilizzato software in grado di modificare il comportamento dei motori durante i test di omologazione delle emissioni di ossidi di azoto (NOx). Secondo Transport for London, questi sistemi avrebbero consentito ai veicoli di rispettare i limiti previsti durante le prove ufficiali, salvo poi emettere quantità superiori di inquinanti nell’utilizzo reale.
Si tratta di accuse che richiamano inevitabilmente il Dieselgate esploso nel 2015, anche se in questo caso non sono state accertate responsabilità e il procedimento è ancora nelle fasi iniziali. TfL sostiene inoltre che, incrociando i dati forniti dai costruttori con quelli della Driver and Vehicle Licensing Agency (DVLA), diversi veicoli sarebbero stati classificati come conformi agli standard ambientali richiesti per circolare gratuitamente nella Ultra Low Emission Zone (ULEZ).







