L’Italia ha ridotto i consumi energetici più della media europea, ma ha tagliato meno le emissioni di CO2. È il paradosso che emerge dall’ultima Analisi Enea del sistema energetico italiano, relativa al primo semestre 2026: mentre i consumi complessivi sono diminuiti del 2% nel nostro Paese e dell’1,5% nell’Ue a 27, le emissioni sono scese rispettivamente del 2% e del 3%. Pesa evidentemente la dipendenza dai combustibili fossili.

Quello nazionale emerge una volta di più come passo troppo lento rispetto agli impegni assunti col Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). «La modesta riduzione delle emissioni allontana ancora di più il target italiano del Pniec al 2030, che per essere centrato richiederebbe ora una riduzione media annua di circa il 6%», spiega Francesco Gracceva, che cura l’Analisi Enea.

Nel corso dei primi sei mesi dell’anno i consumi di petrolio sono calati di quasi il 4% sia in Italia sia nel resto dell’Unione europea, ma nel nostro Paese il risultato è stato trainato soprattutto dalla crisi della petrolchimica, i cui consumi si sono più che dimezzati. Molto meno marcata la risposta dei trasporti ai rincari seguiti alla crisi dello Stretto di Hormuz: dall’inizio delle turbolenze la domanda petrolifera del comparto è diminuita dell’1,5% in Italia, contro il 5,5% registrato in media nell’Ue. Un fronte su cui evidentemente incide la scarsa elettrificazione dei trasporti, coi cittadini costretti a rifornirsi dai distributori di carburanti nonostante i picchi di prezzo.