Natalie Quinn è una giovane donna con la mamma malata. Impossibilitata a pagarle le cure di cui ha bisogno, a causa di un lavoro sottopagato, la Cenerentola protagonista di questa storia melensa, ricca di tropi narrativi da far sfigurare persino la discografia di Taylor Swift, è costretta a chiedere aiuto al padre (che nel frattempo si è risposato con una matrigna manipolatrice), pur consapevole che non lo otterrà. Ma il colpo di scena è già servito e ha le sembianze della sorellastra Cassie, che le propone un patto: in cambio del denaro necessario, la “sventurata” dovrà prendere il di lei posto come futura sposa di un tale Sebastian Klein.

Natalie Quinn non è frutto dell’estro creativo di Lory Del Santo né la vittima designata di un nuovo “Prati Gate” (o quasi), ma la protagonista femminile di La doppia vita di mio marito miliardario, ovvero il microdrama più visto al mondo, con sessanta episodi e – mentre ne scriviamo – oltre quattrocento milioni di visualizzazioni. In Cina, dove sono nati, li chiamano duanju: serie a metà tra una soap opera, una fiction drammatica e le sceneggiature à la Teodosio Losito, in genere di durata inferiore ai due minuti per episodio, girate in verticale perché progettate per TikTok, Reels e Shorts.