Arrivano dalla Cina i «duanju», i microdrama verticale che nel 2025 hanno generato undici miliardi di dollari. ReelShort tiene gli utenti incollati allo schermo più di qualsiasi grande piattaforma. E in Italia è Maria De Filippi la prima a capire dove tira il vento

C'è un formato audiovisivo che, secondo i dati di Omdia presentati al MIPCOM, nel 2025 ha generato undici miliardi di dollari di ricavi nel mondo e di cui in Italia si parla appena. Si chiama microdrama. È verticale, fatto per lo schermo del telefono, dura da uno a tre minuti a episodio, arriva a centocinquanta puntate a stagione e costruisce colpi di scena emotivi con la stessa sistematica premeditazione con cui Lost costruiva quelli narrativi. La Cina lo chiama «duanju» e ne ha fatto un'industria che nel 2024 ha superato per la prima volta gli incassi del botteghino cinematografico nazionale. Il resto del mondo lo ha adottato di corsa, magari cambiando gli attori e adattando i costumi ma tenendo intatta la formula. Una formula che, a dirla tutta, non è particolarmente complicata. Episodi brevissimi, uno scrolling che porta dall'uno all'altro senza soluzione di continuità, archetipi narrativi che stanno a metà tra la soap opera e il melodramma ottocentesco: il marito miliardario con la doppia vita, l'erede segreta, la protagonista umiliata che si riscatta, il fidanzato manipolatore che verrà punito. Storie che non chiedono attenzione ma la catturano comunque, costruite su una grammatica del cliffhanger così condensata da garantire almeno tre colpi di scena al minuto. Lo si guarda in autobus, in coda alle poste, nei cinque minuti prima di addormentarsi.