È durato davvero poco l’entusiasmo di Matteo Salvini per la notizia dell’arresto di un ragazzo di 14 anni, che il ministro dei trasporti si è subito affrettato a festeggiare come il primo disposto in applicazione del “decreto anti maranza”. Peccato, per lui, che non si trattava di un decreto legge, ma di una semplice proposta del governo, che per divenire legge avrebbe dovuto percorrere il prescritto iter parlamentare. A questo punto c’è da chiedersi: quanto tempo sarà durata la discussione in Consiglio dei ministri di un provvedimento così delicato, da non consentire al vicepremier di rendersi conto che si trattava di un disegno di legge e non di un decreto legge ?

Qualcuno dirà che si è trattato di uno scivolone (in verità non il primo), che però rientra in un copione ormai consolidato delle dinamiche concernenti alcuni provvedimenti legislativi-simbolo, approvati da questo governo. Un fatto di cronaca scuote l’opinione pubblica: un gruppo di adolescenti violenti, una baby gang, un ragazzo accusato di un reato grave. Le immagini girano sui social, la rabbia cresce e la politica risponde. Ma il ritornello è sempre lo stesso: più repressione, più punizione.

È dentro questa spirale emotiva che nasce la nuova stretta sulla giustizia minorile voluta dal governo Meloni. Una riforma presentata come una risposta alla criminalità giovanile, ma che solleva più di qualche interrogativo ed una domanda un po’ più impegnativa: stiamo davvero costruendo più sicurezza, oppure stiamo trasformando il minore da persona da recuperare a semplice destinatario di una risposta punitiva? Il punto centrale del disegno di legge è noto: per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni viene introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere. L’età minima dell’imputabilità resta fissata a 14 anni, ma cambia la logica dell’accertamento: non sarà più soltanto il giudice a verificare caso per caso la maturità del ragazzo, ma sarà la difesa a dover dimostrare l’eventuale incapacità. È una modifica tecnica solo in apparenza. In realtà tocca il cuore della giustizia minorile italiana.