Un tempo era la prova costume, oggi gli americani l’hanno ribattezzata beach timidation. Come si affronta )e si previene) lo spiega l a psicoterapeuta Giuseppina Di Carlo.

Di questo periodo i giornali, soprattutto le riviste femminili, macinavano articoli su articoli a proposito della prova costume. Trucchi per dimagrire, tonificare, rassodare, diete che promettevano di far perdere rapidamente 3-5-6 chili in meno di sette giorni. E tutto solo per arrivare preparate alla prova costume. Proprio come se fosse un esame. I nostri giudici? I vicini di ombrellone. Negli ultimi anni il ragionamento sui corpi è andato avanti, dalla body positivity alla body neutrality, si è cercato un cambio culturale e di passo, ma mentre le attiviste aumentavano, aumentavano anche i profili Instagram di ragazze con corpi snelli e tonici e aumentavano pure i filtri di Instagram per alterare la realtà di corpi (e volti) che ancora una volta non ci soddisfano. Un recente sondaggio americano ha rilevato che il 46% degli intervistati (donne ma pure uomini) non si sente a proprio agio nel mettersi in costume. Uno stato che gli americani, che trovano sempre una parola scema per tutto, definiscono come beachtimidation, che viene dalla crasi tra beach (spiaggia) e intimidation (intimidazione), il mare che ci mette in soggezione.