di
Stefano Montefiori
L’accusa (da provare) dei cittadini di un paesino sulla costa francese: «Hanno pensato prima ai ricchi di Cap-Ferret»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTEPARIGI - «Ci hanno sacrificati», è la terribile convinzione di un gruppo di abitanti di Le Porge, il comune del bacino di Arcachon più colpito dagli incendi, dove quasi 200 case sono state distrutte dalle fiamme. Non solo abbandonati da un sistema di soccorso inefficiente, ma anche sacrificati in favore della vicina Cap-Ferret e delle sue ville lussuose, residenze secondarie di tanti ricchi parigini e non solo. Sono oltre 500 a partecipare a un gruppo WhatsApp in vista dell’azione giudiziaria già affidata a un avvocato di Bordeaux, Sylvain Galinat. «Sicuramente verrà presentata una denuncia penale, è ovvio — ha detto il legale a France info —. Probabilmente ci saranno anche azioni sul piano amministrativo e civile. La determinazione dei residenti è chiara, così come la mia».
Quel che gli abitanti non perdonano è che l’ordine di evacuazione della cittadina di 3.500 residenti è stato emanato solo quando le fiamme stavano devastando la zona ormai da due giorni. La notte tra giovedì 23 e venerdì 24 luglio è stata la più difficile, vissuta con un senso di «estrema solitudine», perché Le Porge è stata quasi completamente circondata dal fuoco e, a dire degli abitanti, le autocisterne e gli altri mezzi dei vigili del fuoco si dirigevano invece verso la più ricca Cap-Ferret. È un’accusa molto grave, che rompe un clima generale di totale sostegno ai pompieri. I politici litigano e si accusano a vicenda, il presidente Emmanuel Macron è criticato per non avere fatto abbastanza contro il cambiamento climatico dagli stessi che lo criticavano di fare troppo, ma tutti rendevano omaggio — finora — all’eroismo dei soccorritori, pure Zinedine Zidane nelle prime parole da nuovo allenatore della nazionale di calcio.














