C'è chi porta con sé la propria terra nel ricordo e chi come Grazia Deledda sceglie di abitarla ogni giorno. Lo studio che la scrittrice volle per la sua casa romana è una testimonianza esemplare di questa idea di spazio domestico concepito per continuare ad abitare la Sardegna anche a centinaia di chilometri di distanza. La mostra Dal disegno alla casa. Gavino Clemente e lo Studio romano di Grazia Deledda testimonia come una camera può diventare un luogo in cui la lontananza può trasformarsi in presenza quotidiana. In programma fino al 4 ottobre alla Casa Museo Grazia Deledda di Nuoro, l’esposizione presenta per la prima volta una selezione di disegni, progetti e materiali della Ditta Fratelli Clemente di Sassari, storica bottega di ebanisteria e arredamento tra le più prestigiose dell'isola tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, che tradusse in mobili e arredi le indicazioni della scrittrice.

Schizzo autografo per la realizzazione di un divanetto destinato all'arredo dello studio romano di Grazia Deledda

Questo prezioso materiale proviene dal Settore documentazione dell'Isre, Istituto superiore regionale etnografico della Sardegna, che cura un’esposizione nata per celebrare il centenario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura e il novantesimo anniversario della scomparsa di questa protagonista della cultura italiana, avvenuta il 15 agosto 1936. Le due ricorrenze offrono l'occasione per riscoprirla non solo attraverso la sua opera, ma anche mediante aspetti meno noti della sua vita e della sua personalità. Il risultato è un percorso che rivela in che modo ha preso forma questo angolo nell’abitazione di via Porto Maurizio nella capitale. «Grazia Deledda, benché trasferita a Roma, non ha mai abbandonato la sua terra», inizia a raccontare Leonardo Moro, presidente dell'Isre. «Come è noto, il suo immaginario, la sua imponente produzione letteraria testimoniano quanto l'isola e la sua gente ne abbiano alimentato l'ispirazione».