Qui non si parla dei fatti di via Seimiglia di Orbicciano, Comune di Camaiore, fatti del 21 luglio scorso. Qui si parla della variopinta corte di nani e ballerine che attorno alla vicenda di un cane eroe che si è sacrificato per salvare un bimbo di due anni dalle fauci di un lupo, cerca di costruire consenso, legittimazione, identità attraverso la leva potente del risentimento, la chiave di qualsiasi populismo. Anzi no, qui si parla di un cane che è stato predato da un lupo entrato in un giardino mentre il bambino era semplicemente fuori che giocava e di una corte di nani e ballerine che già grida al tradimento della verità. Nemmeno. Qui si parla di un lupo che ha ucciso un cane penetrando in un giardino non recintato e di una corte di nani e ballerine che, con ostinata applicazione si indigna e poi inizia ad arrampicarsi sui vetri. In giardino, infatti, non c’era nessun bambino e la porta di casa era a venti metri. E nessun adulto è entrato in contatto visivo col lupo, se non quando il cane di casa si è lanciato fuori dal giardino verso il lupo medesimo. Punto.
Perché questo è il punto di arrivo di una vicenda, di una narrazione, in cui i media fanno una figura meschina, dall’inizio alla fine. Ma non sono i soli, tra nani e ballerine. Ad accertare i fatti è stata la Task Force Lupo della Regione Toscana. Tra loro anche Duccio Berzi, uno dei migliori tecnici italiani quando si parla di lupo e prevenzione, laico fino al midollo. Rispettato da tutti, “l’unico che capisce le difficoltà del mondo rurale”. Così almeno fino a quando si è permesso di dire che sì, con il lupo si può coesistere. Da allora, pur godendo di ottima salute, per alcuni è morto. Sono gli stessi che oggi chiedono lo smantellamento della Task Force, il licenziamento del dirigente, Luca Mattioli, l’allontanamento di Berzi, ormai arruolato d’ufficio tra i “lupisti”. Cosa che, se non fosse patetica, farebbe persino sorridere. Eppure.






