Folla che attraversa una strada
Il 30 giugno i National Institutes of Health (NIH), l’equivalente statunitense del nostro Istituto Superiore di Sanità, hanno reso disponibile per la ricerca il più grande database mondiale che combina dati genetici, dati clinici e dati ricavati da dispositivi indossabili, come per esempio gli smartwatch. Si chiama All of Us Research Program e ha visto la partecipazione di quasi 750 mila persone distribuite in tutti i 50 stati americani, “combinando 482 mila cartelle cliniche connesse a 535 mila sequenze genomiche”, si legge sul sito.
Oltre a rappresentare uno strumento di ricerca senza precedenti a livello di genetica umana, All of Us è stato presentato anche come la frontiera per lo studio dei rischi genetici. Confrontando tra di loro le sequenze genomiche, e avendo a disposizione le cartelle cliniche associate a quelle sequenze, è infatti possibile sviluppare strumenti statistici in grado di individuare potenziali aumenti del rischio di sviluppare alcune patologie.
La notizia è rimbalzata su diversi mezzi di comunicazione anche per un particolare aspetto del database del progetto. Da quanto si apprende dal New York Times, infatti, la maggioranza delle sequenze genomiche appartengono a persone di discendenza europea, con una rappresentanza molto minore di altri gruppi etnici. Questa situazione, sempre secondo quanto scrive il quotidiano americano, potrebbe portare a strumenti diagnostici che per le persone non europee funzionano male o non funzionano del tutto. Ma che cosa significa?







