A fermare i due mentre stavano facendo sesso su una panchina dei giardini Vittorio Emanuele II, in pieno centro a Biella, lui con i pantaloni calati, lei senza, era stato un agente della polizia di stato, allertato da una mamma che stava portando il figlio al parco. Proprio la possibile presenza di bambini (le scuole non sono distanti) ha portato al rinvio a giudizio della coppia, con l'accusa di atti osceni in luogo pubblico, reato altrimenti depenalizzato. Nel racconto del poliziotto, alle 18 sarebbe stato contattato da una mamma. «Siamo entrati da via La Marmora, subito a desta c'era una recinzione e all'interno, una panchina», su cui «c'erano i due soggetti che stavano facendo l'atto». Sono stati entrambi denunciati ma la donna ha scelto di patteggiare, mentre l'uomo, 44 anni, un lungo elenco di precedenti e violazioni, difeso dall'avvocato Riccardo Rizzi, ha affrontato il processo, in cui è stato assolto «perché il fatto non sussiste». A determinare la decisione del giudice, se «risulta accertato che l'atto sessuale è stato compiuto all'interno di un giardino pubblico», non sarebbe stata «raggiunta la prova» che l'area «fosse abitualmente frequentata da minori in ragione della presenza di istituti scolastici nelle vicinanze». Per una eventuale condanna sarebbe servito che gli atti osceni fossero avvenuti in luoghi in cui è accertato «il concreto pericolo che assistano soggetti minori», mentre sarebbe «irrilevante che uno o più minori abbiano poi effettivamente percepito gli atti compiuti».