L’omicidio di Piersanti Mattarella, il Presidente della Regione Sicilia ammazzato dalla mafia, è una pagina di storia che nessuno ha finito di scrivere. Non c’è giustizia senza verità e anche per la morte dell’onorevole della Democrazia Cristiana che sognava una Regione «con le carte in regola», senza zone grigie in cui si incontravano mafiosi, imprenditori senza scrupoli e politici ci sono ancora dei fogli bianchi con gli interrogativi rimasti senza risposta e una serie di dubbi mai chiariti.
L’agguato mentre andava a messa con la famiglia
Via Libertà, una strada elegante di Palermo. Il Governatore si era appena messo al volante della sulla sua Fiat 132, quando un uomo si avvicinò alla macchina parcheggiata davanti al civico 147 e aprì il fuoco. A viso scoperto, il killer scaricò il caricatore della Colt Cobra calibro 38 davanti agli occhi della moglie Irma Chiazzese, dei figli e della suocera. Dovevano andare alla messa dell’Epifania nella Chiesa di San Fransceso di Paola, ma si sono ritrovati faccia a faccia con la morte.
Dopo i primi spari, succede qualcosa di imprevisto: l’arma si inceppa, ma il sicario è preparato. Tutto è stato organizzato nel dettaglio. Il sicario indietreggia di qualche passo, corre verso un’auto di appoggio parcheggiata poco più avanti, dove lo attende un complice. Da vettura prende una seconda pistola e spara, ancora.










