Ottant’anni suonati e una sfilata quotidiana tra camici sterili, sale operatorie e procedure chirurgiche ad altissima complessità. Un’attività instancabile che oggi fa esplodere un caso politico nella sanità salernitana, sollevando un polverone destinato a dividere l’opinione pubblica. Da un lato c’è la mano ferma di un ginecologo senior, che non ha alcuna intenzione di appendere il bisturi al chiodo; dall’altro la richiesta ufficiale di chiarimenti e verifiche mossa dalla politica, decisa a vederci chiaro sul confine tanto affascinante quanto scivoloso tra la sacra esperienza accumulata in decenni di corsia e la tutela inderogabile della sicurezza per i pazienti. La questione è esplosa quando Mario Polichetti, responsabile del dipartimento Sanità dell’Udc, ha deciso di formalizzare una richiesta di accertamento urgente.
IL NODO Il nodo cruciale sollevato non riguarda un pregiudizio legato puramente all’anagrafe, quanto la necessità di fare chiarezza sulla natura del rapporto professionale in essere, sul rispetto della disciplina vigente e sulla costante permanenza di tutti i requisiti di idoneità richiesti per un compito così delicato come quello che si svolge quotidianamente tra le sale operatorie. «La questione richiede un accertamento immediato e trasparente - sottolinea con forza Polichetti - Non intendiamo formulare giudizi personali né mettere in discussione il valore professionale di alcuno. Si chiede, però, di conoscere in forza di quale titolo il sanitario continui a operare, se siano stati osservati i limiti eventualmente applicabili e se sussistano tutte le condizioni di idoneità». Una presa di posizione netta, che mira a investire della vicenda persino il Parlamento, attraverso un’interrogazione promossa dal presidente nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa. LE NORME Ma qual è la realtà dei fatti dietro le quinte di questa complessa vicenda? Per comprendere appieno la posizione del professionista bisogna guardare al quadro normativo che regola l’attività medica oltre i confini del settore pubblico. Il ginecologo in questione, infatti, avrebbe alle spalle una carriera di primissimo piano, culminata nel ruolo apicale di direzione del reparto di un grande ospedale pubblico del Salernitano. Una volta raggiunto il limite d’età stabilito per la dirigenza pubblica, la cessazione del rapporto ha riguardato esclusivamente il perimetro della dipendenza ospedaliera statale. Discorso profondamente diverso, invece, si apre nel momento in cui un chirurgo sceglie di proseguire il proprio cammino professionale, operando in qualità di libero professionista esterno - sotto forma di consulente, titolare di contratto d’opera o referente di branca - per conto di una struttura privata accreditata. In questo specifico contesto normativo, i rigidi vincoli di età previsti per il pubblico impiego perdono di efficacia, lasciando spazio a un regime contrattuale differente. LE COMPETENZE Altro elemento importante, poi, sarebbe il dato clinico legato all’altissima specializzazione. Lontano nodalmente dall’essere un professionista ai margini, il ginecologo risulta attivamente accreditato per l’esecuzione di procedure chirurgiche mininvasive estremamente complesse. Un elemento che testimonia come le competenze avanzate e l’aggiornamento costante possano viaggiare di pari passo con l’anzianità di servizio, ribadendo una capacità d’azione che va oltre il semplice computo degli anni anagrafici. Naturalmente, l’esercizio della chirurgia a ottant’anni non rappresenta una zona franca e resta saldamente ancorato a tre fattori imprescindibili che costituiscono il vero argine a garanzia della sicurezza pubblica. Il primo pilastro è rappresentato dalla regolare e attiva iscrizione all’Albo professionale dell’Ordine dei medici. Il secondo riguarda la copertura assicurativa. Il terzo e ultimo fattore risiede nell’accordo interno con la direzione sanitaria della clinica, chiamata a valutare in autonomia e con estremo rigore il costante mantenimento degli standard di efficienza, prontezza e sicurezza per il paziente.






