L’era dei Divi inizia alle 18.20 di un pomeriggio da cammelli. Nella sede parolina della Federazione italiana giuoco calcio arrivano il Divo Giovanni e il Divo Roberto per la prima conferenza stampa del nuovo ciclo azzurro. Quello che deve arrivare a Uefa Euro 2032 possibilmente non da spettatori e neppure facendosi prendere a pallate dai primi pellegrini che passano.

Malagò e Mancini si concedono (a pagamento) ai giornalisti in impeccabile abito blu sartoriale, con il Mancio che alla cravatta federale abbina addirittura una camicia bianca, nonostante l’ora ambigua. E anche grave, viste le condizioni del famoso «movimento», come avrebbe detto l’ex presidente Gabriele Gravina.

In realtà, la svolta fashion della Nazionale scivola immediatamente su un dettaglio non proprio elegante. In mattinata viene fuori che i vari broadcaster, per trasmettere l’esordio dei Divi sul carpet azzzurro devono sganciare 500 euro. Cos’è, una charity? Una festa all’Aniene? Seguirà buffet in stile Prima Repubblica? Il presidente della Fgci, da uomo di comunicazione, affronta subito la topica, chiede in qualche modo scusa, spiega che non ne sapeva nulla e che nel giro di poco risolverà il problema. Che sarebbe legato ai soliti maledetti diritti tv e a un qualche contratto con Mamma Rai (quindi stipulato per il nostro bene). C’è da credergli, perché in anni e anni di guida del Coni, il mitico «Megalò», come lo chiamano da sempre anche per la sua munificenza, non ha mai fatto una simile figura da pitocchi. Anzi. Ma pare che per il balzello non fosse la prima volta e che fosse stato istituito nel 2020. Andava bene a tutti, prima dei Divi? Comunque ieri si è ancora pagato e basta, come le multe ingiuste.