“Quando inizi a cercare tra i dati, finisci sempre per scoprire cose interessanti e inaspettate. Google è il più grande database mai esistito su ciò che le persone pensano. È come guardare nel cervello dell’intera umanità”, racconta Simon Rogers, data editor del colosso di Mountain View, giornalista e scrittore. Il suo nuovo libro, Chiedilo a Google. Vent’anni di domande al motore di ricerca più usato al mondo (Longanesi), è uno sguardo onesto e senza filtri su ciò che abbiamo pensato – quindi digitato – nelle ultime due decadi.

Un’umanità che chiede come fare i pancakes ma anche cos’è l’amore.

“Esattamente. I dati sono effimeri, fugaci, variabili. Cambiano continuamente, fotografano un periodo storico, rivelano tendenze o mode del momento (per esempio, come fare lo slime e, di conseguenza, come scrostarlo dal tappeto). Ci sono, però, delle ricerche costanti, tipo il meteo, le ricette, le traduzioni di alcuni termini, l’ora. Google racconta tanto di noi e delle nostre abitudini”.

Un ritratto di Simon Rogers

Siamo quello che cerchiamo?