di

Giuseppe Guastella

L'ex eurodeputata greca e il marito avevano accusato l'ex sindacalista di calunnia per le dichiarazioni fatte nell'inchiesta belga per presunta corruzione

Alla giustizia italiana non è consentito di valutare l’operato della giustizia di un altro paese Ue: è il motivo principale per il quale la Procura di Milano chiede l’archiviazione dell’accusa di calunnia nei confronti dell’ex sindacalista Cgil ed ex eurodeputato Antonio Panzeri denunciato dall’ex vice presidente del Parlamento europeo, la greca Eva Kaili, e da suo marito Francesco Giorgi per le dichiarazioni che ha fatto come pentito alla magistratura belga nel Qatargate. I pm, però, indicano alla coppia di intraprendere la strada di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Kaili e Giorgi avevano querelato Panzeri in base all’articolo 9 del codice penale che prevede che si può indagare in Italia per un reato commesso da un italiano all’estero. Nel caso della calunnia, che è il reato di chi accusa qualcuno di fronte all’autorità giudiziaria pur sapendolo innocente all’estero la magistratura italiana non può procedere se è commessa perché andrebbe in contrasto con «il principio di mutuo riconoscimento e, più in generale, con la fiducia reciproca tra stati membri dell’ Unione europea», scrivono il procuratore Marcello Viola e il pm Eugenio Fusco. Il fascicolo è stato aperto ad ottobre dopo che la coppia aveva querelato Panzeri per le sue dichiarazioni fatte nel Qatargate. L’inchiesta (furono trovati quasi 1,6 milioni di euro in contanti) dopo aver portato ormai quasi quattro anni fa tutti e tre (e altri) in carcere a Bruxelles, non è ancora approdata nemmeno alla chiusura delle indagini sulle presunte corruzioni nella massima istituzione elettiva continentale a favore di Qatar Marocco e Mauritania.