Un molare con giadeite riapre il caso dell’odontoiatria Maya, tra cure, resine antibatteriche e abilità sorprendenti di quindici secoli fa
© E. Mata-Castillo et al. 2026
Una pietra verde nel punto più nascosto della bocca racconta molto più di un ornamento. Sui denti anteriori avrebbe avuto senso: si vedeva parlando, sorridendo, mostrandosi agli altri. Su un molare, invece, la giadeite resta dentro, lavora nel buio della masticazione, lontana dagli sguardi. Ed è proprio questo dettaglio a rendere così interessante il reperto maya che in questi giorni ha cominciato a circolare molto online: un dente posteriore con una piccola pietra incastonata sulla superficie usata per masticare.
Il caso arriva da uno studio pubblicato nel 2026 su Journal of Archaeological Science: Reports e riguarda un primo molare inferiore sinistro conservato nella collezione osteologica del Museo Popol Vuh, in Guatemala. Il dente presenta al centro una cavità modellata con precisione, dentro cui è fissato un inserto verde identificato come giadeite, o materiale molto simile. Il reperto appartiene al mondo maya preispanico e viene collocato, in modo prudente, in un orizzonte di circa 1.400-1.500 anni fa, anche se la sua provenienza archeologica esatta resta difficile da ricostruire perché si tratta di un elemento isolato, privo della mandibola e del resto dello scheletro.








