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Un normale documento Word può trasformarsi in un vettore capace di alterare altri file e propagare istruzioni nascoste da un report all’altro. Non servono macro, codice VBA, vulnerabilità nella gestione della memoria o allegati eseguibili: l’attacco sfrutta il modo in cui Microsoft 365 Copilot interpreta il testo fornito come materiale di riferimento.

La tecnica è emersa da una ricerca a firma di Håkon Måløy pubblicata il 28 luglio 2026, dopo 144 giorni di coordinamento con il Microsoft Security Response Center (MSRC) e i team di prodotto Microsoft. Il ricercatore ha mostrato che un’istruzione inserita in un documento esterno può influenzare Copilot per Word, modificare silenziosamente il contenuto generato e disporre la copia automatica nel nuovo file. Quando qualcuno riutilizza quel file in una successiva sessione di Copilot, l’istruzione torna ad attivarsi: il documento appena creato diventa il nuovo veicolo dell’attacco.

Il meccanismo ricorda un worm informatico, ma con una differenza decisiva rispetto ai malware tradizionali: non replica byte eseguibili e non sfrutta direttamente il sistema operativo. A propagarsi è una sequenza testuale che il modello linguistico scambia per un comando attendibile.