"Il 29 luglio 1983 la violenza mafiosa spezzava la vita del giudice Rocco Chinnici, dei carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta e a Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile di via Pipitone a Palermo. A quarantatré anni da quel vile attentato, rendiamo un deferente e commosso omaggio a servitori dello Stato che non esitarono a sacrificarsi in nome della giustizia e della legalità. L'intuizione straordinaria di Chinnici, che volle il primo "Pool antimafia" e capì l'importanza di parlare ai giovani per diffondere una cultura del coraggio, ha segnato una svolta indelebile nella lotta alla criminalità organizzata. Ai familiari delle vittime e a quanti ne custodiscono ogni giorno l'eredità morale e civile, giunga il profondo cordoglio e la vicinanza mia personale e del Senato della Repubblica". Lo scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Rando (Pd): 'Chinnici è un esempio di coraggio e innovazione nella lotta alla mafia'

"Nel giorno dell'anniversario della strage di via Pipitone Federico ricordiamo con profonda commozione il giudice Rocco Chinnici, assassinato dalla mafia insieme ai componenti della sua scorta, il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, e al portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. Il loro sacrificio rappresenta una delle pagine più dolorose, ma anche più alte per il valore della lotta contro Cosa nostra". Lo dichiara la senatrice Enza Rando, responsabile Legalità e lotta alle mafie del Partito Democratico. "Rocco Chinnici è stato un magistrato perbene, lungimirante e coraggioso. Ha avuto l'intuizione di creare il pool antimafia, rivoluzionando il metodo di contrasto alle organizzazioni mafiose e ponendo le basi per il lavoro che sarebbe stato portato avanti da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Aveva compreso che la mafia si combatte insieme, condividendo competenze, informazioni e responsabilità, e contrastando non solo i clan, ma anche le collusioni e le connivenze che ne alimentano il potere", aggiunge la senatrice. "Chinnici è stato anche un magistrato straordinariamente attento ai giovani. Entrava nelle scuole e nelle università, li ascoltava, dialogava con loro, convinto che la cultura della legalità si costruisse innanzitutto attraverso l'educazione, la partecipazione e la responsabilità civile. Il suo esempio continua a parlare alle nuove generazioni e ci ricorda che il contrasto alle mafie è una sfida che riguarda tutta la società", conclude Rando.