Con la firma appena arrivata all’intesa sulla sanità si chiude il cantiere dei negoziati sui contratti nazionali 2025/27 dei comparti del pubblico impiego. Per la prima volta, gli accordi di un’intera tornata sono stati completati a metà del triennio di riferimento, lasciando ai prossimi mesi solo i negoziati sui dirigenti.

In busta paga

L’accordo sulla sanità riguarda 592.638 dipendenti, e distribuisce risorse a regime per 2,26 miliardi tra i fondi propri del contratto (1,537 miliardi) e le voci aggiuntive per 723 milioni portate dalle manovre e destinate a irrobustire le indennità di specificità infermieristica (480 milioni), di «tutela del malato» (208 milioni) e di Pronto soccorso (35 milioni). Proprio l’intervento delle indennità determina gli effetti diversi prodotti dall’accordo sulle differenti categorie di personale. Come sempre, le cifre più consistenti riguardano gli infermieri, che sono circa 270mila e rappresentano quindi il 45% dei dipendenti del comparto. A loro l’intesa prospetta aumenti medi a regime da circa 240 euro al mese, e 2.400 euro di una tantum per gli arretrati maturati fra il 2025 e i mesi del 2026 scoperti dal rinnovo, ipotizzando che il rinnovo si farà sentire dalla busta paga di novembre (dopo l’intesa si passa ai controlli di Ragioneria e Corte dei conti prima della firma finale). Per gli altri dipendenti l’aumento medio mensile si attesta a 209 euro, divisi fra i 145 euro contrattuali e i 64 delle voci aggiuntive. Queste cifre fanno crescere la busta paga del 7,76 per cento.