Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiGiuditta d’Elia è una studentessa di filosofia di Bari. È una ragazza gentile e colta, parla un italiano forbito e usa toni pacati e riflessivi. Qualche giorno fa in un parco di Bari è stata pestata a sangue da due adulti e svariati minorenni nella totale indifferenza dei presenti. Riversa a terra e col volto tumefatto ha dovuto chiamarsi da sola i soccorsi mentre nessuno attorno a lei ha mosso un dito. A innescare la lite, come al solito, sono stati futili motivi. Giuditta aveva necessità di andare in bagno, la signora addetta alle pulizie non ha preso bene questa richiesta perché il parco stava chiudendo e aveva appena pulito, una bambina (la figlia della signora) ha iniziato a bagnarla con una pistola ad acqua; Giuditta ha spostato la bambina per entrare in bagno e questo gesto ha scatenato la furia della donna, dell’uomo che era con lei e di una decina di minorenni che l’hanno accerchiata e presa a calci in faccia.

Una storia di ordinario degrado, come tante, da Nord a Sud, portate agli onori della cronaca in questa calda estate di nervi a fior di pelle. La domanda è lecita: c’è un problema di violenza diffusa e gratuita nel nostro Paese? I dati dell’Istat lo confermano in parte. Mentre gli omicidi restano in costante calo, lo stesso non può dirsi per le lesioni personali e le percosse. Dopo il crollo dei reati durante il ventennio fascista (controllo del territorio o mancate denunce?), culminato con il minimo storico registrato nel 1941 (75 casi ogni 100 mila abitanti), l’aumento ha ripreso ad essere costante fino alla fine degli anni ’50. A seguire un altro picco dopo il 1990, poi una discesa e una nuova risalita negli anni 2000. Dal 2000 al 2010 la crescita delle denunce è stata continua e il numero di casi è raddoppiato, passando da 50 a oltre 100 ogni 100 mila abitanti. Dal 2010 ad oggi il numero si è mantenuto costante con una leggera flessione nel 2020, anno del Covid.