Antonio Picasso
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In Giappone è rientrata la doppia allerta tsunami. Sia quella che si temeva provocata dalla scossa di terremoto, sia l’altra legata allo sconquasso in Borsa. Ieri la piazza giapponese ha chiuso in forte perdita (-3,95% il Nikkei 225% e -2,85% il Nikkei 500). A scendere in maniera pesante sono state anche Taipei e Seul. Rispettivamente -4% e -11%. Visto così sembrava l’inizio del crollo di cui si parla da mesi.
Ma proprio perché lo tsunami è atteso da tempo, è difficile essere colti di sorpresa. Tant’è che il resto del mondo asiatico si è comportato in maniera discontinua. Hong Kong e Shanghai è come se non si fossero accorte di nulla. A sua volta, l’Europa è rimasta sulla linea del galleggiamento. Milano, dopo un’apertura positiva +0,21, si fa per dire, è andata sotto dello 0,03%. Attendista anche Wall Street. Il giornale va in stampa con i future sotto il +1%. Ma anche lì i semiconduttori scendono. Con Nvidia e OpenAI al centro della scena. Tutto coerente con il sud-est asiatico. Per le perdite. E con l’Europa. In termini di altri titoli.
Siamo in una fase multifattoriale. Piena di trimestrali Big Tech, decisioni della Fed, sviluppi geopolitici e poi a ridosso della pausa estiva. Gli investitori hanno bisogno di smaltire le esposizioni con maggiore volatilità e andare in vacanza con il giusto profitto. L’eventuale, ipotetica, auspicata – non si sa più come definirla – ripresa dei negoziati Usa-Iran ha ridimensionato le quotazioni di gas e petrolio. Il primo è sceso a 56 €/MWh, il secondo si è fermato intorno agli 80 dollari al barile. Sia il Brent, sia il Wti. A onor del vero, senza che il consumatore ne abbia beneficiato. Ma questo è un altro discorso.






