Una buona regola climatica dovrebbe fare una cosa sola: fissare l’obiettivo e lasciare all’impresa la libertà di scegliere come raggiungerlo.Fissa la tonnellata da abbattere, poi lascia che sia chi decarbonizza a individuare la via più efficiente. È il principio che ha reso credibile la politica climatica di mercato negli ultimi vent’anni. Ed è esattamente il principio che il più autorevole standard mondiale per gli obiettivi aziendali sta oggi abbandonando.L’11 giugno 2026 la Science Based Targets initiative ha pubblicato la versione 2.0 del suo standard, in vigore dal 31 gennaio 2027. Un passo indietro per il lettore non specialista: SBTi è l’organizzazione che, di fatto, certifica se gli obiettivi climatici di un’azienda sono credibili. Non è un ente pubblico, ma la sua approvazione è diventata uno standard di mercato, con oltre undicimila tra imprese e istituzioni finanziarie che vi hanno aderito nel mondo. Quando un’azienda annuncia il proprio «net zero», cioè l’azzeramento netto delle emissioni, quasi sempre lo fa secondo le regole SBTi.La V2.0 è stata presentata come una svolta «pragmatica». Ma su un punto conferma, anzi irrigidisce, una impostazione che merita di essere discussa apertamente: la tendenza a non limitarsi a fissare l’obiettivo, e a voler invece condizionare i mezzi con cui l’impresa lo persegue, imponendo paletti sull’uso degli strumenti di mercato più severi di quanto facciano perfino i regolamenti cogenti. Il caso più chiaro sono le Garanzie di Origine.Indice degli argomenti