Il nostro tratto gastrointestinale ospita circa 100 milioni di neuroni: un “secondo cervello”, in costante connessione con quello primario. Non è un caso, quindi, se si dice che certe decisioni si prendono “di pancia”, o che stress e forti emozioni ci fanno sentire le farfalle nello stomaco. Ma c’è di più: lo stomaco infatti sembra coinvolto direttamente anche nella formazione dei ricordi, in particolare – e non c’è da stupirsi – quelli relativi al cibo che mangiamo. È quanto emerge da una ricerca realizzata dalla University of Southern California (Usc), e pubblicata nelle scorse settimane su Nature Communications.

L’asse intestino-cervello

Il collegamento bidirezionale tra l’apparato digerente e il sistema nervoso centrale, noto come asse intestino-cervello, non serve soltanto a regolare la digestione o a segnalare il senso di sazietà. Queste vie nervose inviano un flusso continuo di informazioni chimiche ed elettriche verso le strutture cerebrali preposte all’elaborazione delle emozioni e della memoria.

Al centro di questa fitta rete di segnalazione c’è il nervo vago, il principale canale di trasmissione del sistema nervoso parasimpatico (parte del sistema nervoso autonomo che regola le azioni inconsce). Attraverso i suoi neuroni sensoriali, il nervo vago raccoglie gli stimoli meccanici e chimici provenienti dalla parete dello stomaco – come la distensione gastrica dovuta all’ingestione di cibo o il rilascio di specifici ormoni gastrointestinali – e li veicola verso il tronco encefalico. Da qui, il segnale viene smistato verso regioni corticali e sottocorticali superiori, tra cui l’ippocampo, il centro neurale fondamentale per il consolidamento delle memorie.