MILANO. Sono quasi le undici di sera quando il direttivo della Lega Lombarda si chiude. L'ultimo prima della pausa estiva. Forse anche l'ultimo prima di Pontida, il raduno del 20 settembre. Quattro ore di confronto, molte più del previsto. E soprattutto molto più dure del previsto. Il direttivo convocato per lunedì sera dal segretario regionale Massimiliano Romeo doveva servire a fare il punto sul partito. Si trasforma invece in una discussione sulla sua identità. E, a un certo punto, anche sulla sua leadership. La contrapposizione tra l'area lombarda e quella più vicina a Matteo Salvini non nasce certo oggi, è una spaccatura consolidata da tempo. A cambiare è il livello dello scontro. Finisce sotto accusa l'intera linea politica della Lega. E questa volta lo sguardo è già rivolto alle prossime elezioni politiche. A dare il tono sono gli interventi di Massimiliano Romeo e del governatore Attilio Fontana. Poi i segretari provinciali, alcuni parlamentari. Il filo conduttore resta sempre lo stesso: “La Lombardia non può limitarsi a eseguire decisioni prese altrove”. Deve riportare quello che vede: “Basta usarla come bancomat elettorale”, tuona qualcuno tra i nordisti. La parola che ricorre più spesso è "territori". Non come slogan, ma come criterio politico. I segretari provinciali raccontano quello che raccolgono nelle sezioni, alle feste della Lega, tra sindaci e amministratori. Dicono che il loro compito non è rassicurare Roma ma spiegare cosa sta succedendo davvero. Perché continuare a dire che va tutto bene quando il malessere cresce significa semplicemente smettere di ascoltare il partito. Così, prende forma la critica più pesante. Per molti dirigenti lombardi la Lega ha smesso di parlare di ciò che l'ha resa riconoscibile. Autonomia. Federalismo. Buon governo. Amministratori locali. Il modello Lombardia, osservano in più di un intervento, doveva essere esportato nel resto del Paese. È successo il contrario. A nulla sono servite le sei settimane di “tavoli dei territori” volute da Matteo Salvini: “Un diversivo che serviva per far saltare il vertice di Treviso”, riferisce una fonte. L'accusa che ormai si fa sempre più concreta è che oggi il partito rincorra temi che appartengono ad altri, mentre mette in secondo piano ciò che per trent'anni ne ha costruito il consenso. È in questo passaggio che arriva anche il riferimento alla strategia nazionale. «Non possiamo continuare a inseguire Vannacci e Fratelli d'Italia sulla sicurezza», sintetizza uno dei presenti. Perché quella, spiegano diversi dirigenti, è una partita che la Lega non può vincere. Deve tornare a distinguersi sulle sue battaglie, non su quelle degli altri. La frase che attraversa tutta la riunione è sempre la stessa: «La Lega deve tornare a fare la Lega». E dai contenuti di passa al metodo. Più di un intervento denuncia un meccanismo che, secondo l'area lombarda, si è ormai consolidato: ogni osservazione che arriva dai territori viene letta come un attacco personale a Salvini. Fontana chiede più uomini delle forze dell'ordine per la Lombardia e scoppia la polemica. Calderoli richiama i militanti sull'importanza delle feste della Lega e viene investito dalle critiche. Se Romeo rivendica il peso della Lombardia, c'è subito chi legge quelle parole come una sfida al segretario federale. «Così non si può discutere», è il ragionamento che viene fatto. Qualcuno cita anche le dichiarazioni del deputato Paolo Formentini, che aveva negato l'esistenza di una contrapposizione tra il gruppo parlamentare lombardo e la segreteria regionale. Nel direttivo quella lettura convince pochi. Il problema, viene ripetuto più volte, non nasce nei palazzi. Nasce nelle province. E chi guida un territorio ha il dovere di riportarlo, anche quando il messaggio è scomodo. Dunque, se il problema è la linea politica, osservano alcuni dirigenti, allora non si può nemmeno escludere una riflessione su chi quella linea la guida. Il nome di Salvini resta sempre sullo sfondo. Ma il ragionamento, questa volta, viene pronunciato apertamente. «Se la Lega continua così, non funziona più. E se non funziona la Lega, perde tutto il centrodestra». La riunione si chiude poco prima delle 23. Nessuno parla di strappi imminenti. Ma il prossimo direttivo regionale, fissato per settembre a ridosso di Pontida, avrà inevitabilmente un altro peso. Perché questa volta dalla Lombardia è arrivata la richiesta di cambiare direzione.
Lega sempre più spaccata verso Pontida. I territori sfidano la linea di Salvini
Ieri quattro ore di direttivo regionale: “Basta usare la Lombardia come bancomat elettorale”
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