di
Nicolò Franceschin
L'allenatore spagnolo presenta la stagione storica del Como, con la prima Champions League. Domani la sfida contro il Villarreal: «Vorrò vincerle tutte, ma non dimentichiamoci che pensavamo di ottenere questi risultati tra tre o quattro anni»
Non è cambiato dallo scorso anno Cesc Fabregas. Consapevole, sereno, ambizioso. Neanche se il suo Como si appresta a vivere una stagione storica, la prima in Champions League. Una prospettiva che l’allenatore definisce «speciale». «Sarà una sfida per tutti: società, giocatori e per me stesso – racconta lo spagnolo in conferenza stampa -. Ogni stagione si riparte da zero. Chi ha fatto bene dovrà confermarsi, i giovani dovranno dimostrarmi di poter competere a questo livello». Già, poter competere. Tanto passa da lì. Perché quando vivi in stagioni di continua crescita, in cui passi dalla Serie B alla Champions, le aspettative sono diverse: «Dopo la fine del campionato ho avuto la fortuna di parlare con alcuni colleghi esperti. Tutti concordavano sul fatto che ciò che conterà sarà tenere un equilibrio tra due fattori. Da una parte, il rispondere a un livello che si alzerà. C’è differenza tra i bravi giocatori e l’élite. Quest’anno vedrò chi fa parte di quest’ultima categoria. E io vorrò sempre vincere, anche se non sono in un ambiente come possono essere Inter e Juve che lo richiedono sempre. Dall’altra, non bisogna dimenticarsi da dove veniamo, di quella che è la nostra realtà. Abbiamo ottenuti risultati che pensavamo di conquistare tra tre o quattro anni». Lo spagnolo è pronto anche a eventuali difficoltà: «Parlano tutti di percorso, per conquistare tifosi e spettatori. Ma spesso è una parola vuota, senza visioni concrete all’interno. Qui è diverso. Un progetto esiste davvero. Tutti abbiamo la stessa idea, prospettiva, obiettivi. È stata la nostra forza e lo sarò anche quando le cose andranno male». Principi e filosofia, il Como si muove su queste coordinate.







