Dalla colletta che incrocia l’industria delle munizioni al leader della protesta anti-sistema riciclato come garante dell’ordine. Ecco chi c’è dietro le raccolte fondi e le petizioni per Mario Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori.
Mario Roggero fuori dal carcere di Bollate (Lapresse)
C'è la sentenza, nuda e drammatica, che condanna in appello a 14 anni e 9 mesi il gioielliere Mario Roggero per duplice omicidio volontario e tentato omicidio. E poi c'è quello che accade fuori dalle aule di giustizia: una mobilitazione composita, capace di unire piazze virtuali, raccolte fondi e appelli al Capo dello Stato. A una prima lettura, sembra l'onda spontanea di un Paese che si stringe attorno a un fatto di cronaca. Ma basta osservare con la lente d'ingrandimento i nomi, le firme e i flussi di denaro per scoprire che la galassia dei difensori di Roggero è una mappa politica e sociale estremamente definita. Uno spaccato in cui l'impegno civile si intreccia con posizionamenti ideologici, paradossi giudiziari e le inevitabili zone d'ombra della solidarietà digitale.
La raccolta fondi e il ruolo del Comitato Difesa Possessori Armi A muovere i primi passi strutturati sul fronte del sostegno economico è un mondo che alla legittima difesa dedica da tempo battaglie di principio. La prima campagna per le spese legali compare sulla piattaforma Produzioni dal Basso. L'iniziativa porta la firma di Andrea Revel-Nutini, un profilo in cui l'impegno civico si fonde con quello politico. Presidente dal 2003 della Fondazione torinese Principessa Laetitia, vicepresidente dell'Associazione Italo-Egiziana "Eridanus" e candidato alle comunali di Angrogna nel 2022 sotto le insegne di Fratelli d'Italia, Revel-Nutini è soprattutto vicepresidente del Comitato Difesa legali Possessori di Armi. È quest'ultima qualifica a spiegare l'interesse per la vicenda: Roggero diventa l'archetipo di una battaglia nazionale per la tutela di chi detiene un'arma. L'iniziativa, tuttavia, si ferma a 1.655 euro raccolti tramite 77 donatori. Un risultato che fotografa una regola aurea del web: la partecipazione ideologica, quando si tratta di aprire il portafoglio, tende a misurare i propri passi. Spulciando tra le pieghe della colletta, però, emergono due dettagli emblematici. Il primo riguarda la tracciabilità: benché promossa da una sigla strutturata, non viene effettivamente chiarito attraverso quali protocolli i soldi verranno materialmente versati a Roggero. Il secondo è un messaggio che spunta tra gli aggiornamenti, in cui il Comitato DLPA esulta: "Grazie Pietro Fiocchi per la generosissima donazione! 500 euro in arrivo!". E qui la domanda sorge spontanea: si tratta di una semplice omonimia, o a staccare l'assegno digitale è proprio quel Pietro Fiocchi? Ovvero l'europarlamentare di Fratelli d'Italia e, soprattutto, esponente dell'omonima dinastia lecchese leader internazionale nella produzione di munizioni e cartucce. Se così fosse, la saldatura tra la lobby dell'industria armiera, la politica e la cronaca giudiziaria si chiuderebbe in modo a dir poco plastico.






