Ho deciso di passare un’estate militante monitorando i candidati sindaco di Milano, veri o presunti che siano. Per ora posso concentrarmi solo sullo psicodramma delle primarie del centrosinistra, che del centrodestra non ho ancora capito chi vogliono candidare. Teniamo presente che siamo in un momento storico in cui a Milano il residente è disposto a votare pure Satana, basta che sia presentabile, ma capisco la difficoltà di trovare uno presentabile.
Partiamo dal video del candidato Tommaso Goisis. La scorsa settimana mi è apparso questo video di Goisis sopra una tavoletta di legno, tavoletta che basculava sopra una specie di cilindro, e lui non era lì a chiedere un’offerta a un semaforo, né in mano teneva palline da giocoliere, ma un cartello con su scritto «Mi candido a sindaco di Milano, chiedimi quello che vuoi».
Dell’ossessione per la giocoleria e della vita vissuta dal trenta-quarantenne milanese nel ricordo dei pomeriggi passati al Parco Sempione col diablo parleremo un’altra volta perché, incomprensibilmente, nei commenti gli fanno domande serie.
Sempre dai commenti, mi pare di capire che l’elettore tipo di Goisis sia il ciclista. Vado quindi sul sito del candidato per leggere il programma, e il programma è questo: «Qui è dove uno si aspetta di trovare pagine e pagine di programma dettagliato. E invece non c’è ancora nulla, perché prima di metterle qui vogliamo che anche tu possa contribuire». Provo subito una certa affinità perché anche io faccio i box domande quando non ho voglia di lavorare. Rimango comunque turbata dal concetto di skate senza ruote e dall’approccio tale per cui il programma glielo devo scrivere io, quindi per ora il candidato Goisis teniamolo lì.






