Arte. 29 luglio 2026 alle 00:43Protagonista fino al 4 ottobre nella città che gli ha dato i natali

Un equilibrio cosmico che trova spazio in mezzo alle ceramiche di padri nobili, da Nivola a Fancello, in un luogo che mette insieme storia, radici e attivismo ecologista. Michele Ciacciofera ritrova la sua Nuoro, la sua insularità, cresciuta tra la Sardegna e la Sicilia, le origini («ho vissuto a Nuoro fino a quando avevo quattro anni e poi ci sono tornato per giocare a Basket nella Gennargentu Nuoro»), il suo maestro Giovanni Antonio Sulas, la famiglia materna e tutto l’entusiasmo che lo avvolgerà nell’esporre al Museo della Ceramica dell’Isre. Un’operazione nata qualche tempo fa a Venezia, dove il direttore dei musei dell’Isre Efisio Carbone vide un’opera di Ciacciofera di proprietà della Galleria Building (che rappresenta l’artista in Italia) a Venezia, al palazzo Bevilaqua La Masa. “The Hand of Nature”, “La mano della natura” sbarca a Nuoro in prestito all’Isre fino al 4 ottobre.

L’opera

È un lavoro a cui l’artista nuorese, ormai diventato parigino e francese d’adozione, tiene molto. «È un’opera che si compone di due elementi, un tappeto realizzato in tencel, una fibra artificiale ma ottenuta da prodotti naturali, e lana irlandese, due metri e mezzo di diametro della superficie piana circolare che rappresenta l’universo cosmico – racconta Ciacciofera – poi sopra ci sono 163 coppelle di ceramica realizzate in altrettanti giorni. Ogni giorno quando arrivavo in atelier, prendevo un pugnetto di argilla e scavandolo con il pollice gli davo una forma. Ogni coppella, poi smaltata, ha una forma diversa dall’altra. L’idea di fondo è quella del multinaturalismo, raccontare in questo modo, partendo da concetti che arrivano dalle pratiche amazzoniche, l’equilibrio tra piante, animali e uomo, manifestando come la mano dell’uomo va a riconciliarsi in armonia con il perimetro cosmico». Un richiamo alla mobilitazione ecologista e all’attivismo «encomiabile» che i sardi mostrano per difendere la propria terra e l’insularità «nella terra che ha dato i natali a Gramsci».